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la vita oltre la morte


    paolo gorini

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    paolo gorini

    Messaggio  amministratore il Sab 3 Mag 2008 - 12:49

    Secondo di sette fratelli, Paolo Gorini nasce a Pavia il 29 gennaio del 1813, figlio di una giovane donna d'origini lodigiane e di Giovanni Gorini, personalità illustre del panorama culturale pavese, professore di ginnasio prima e docente universitario poi. Fin dagli anni della loro prima infanzia, Paolo ed i fratelli sono educati allo studio costante delle più importanti branche del sapere ed è proprio il giovane Paolo a dimostrarsi molto intelligente e "curioso" del mondo: frequentato il ginnasio di San Salvatore a Pavia e poi entrato nella scuola pubblica, inizia molto giovane ad affinare la sua innata passione per le scienze sperimentali. Nel 1825 muore, in tragiche circostanze, Giovanni Gorini. Per Paolo, saldamente legato alla figura paterna, e la sua famiglia, inizia un periodo di grave difficoltà e ristrettezze economiche, ma questo non gli impedisce di recarsi a Brescia per continuare lo studio della matematica, materia che esercita una grande importanza nella sua successiva formazione ed inizia a farlo conoscere nei gabinetti scientifici delle più importanti città lombarde. Nel 1828 termina brillantemente gli studi al collegio Ghislieri di Pavia e nel 1833 ottiene la laurea dottorale in fisica e matematica. Nel 1834 avviene la svolta che segna per sempre la vita di Gorini: vinto un concorso pubblico per una cattedra di insegnante di scienze naturali si trasferisce a Lodi, città alla quale rimane indissolubilmente legato per il resto della sua vita. E' qui che inizia lo studio di quelle scienze che lo rendono famoso al grande pubblico, la vulcanologia e la geologia prima e gli studi sulla mummificazione e la cremazione poi, ed è qui che si concretizzano tutte le sue scoperte più importanti. Tra Gorini e la città di Lodi si instaura un profondo legame, un sincero rispetto vicendevole, una lealtà reciproca che non viene mai meno. Emblematico un episodio: nel 1857, quando Gorini rassegna le dimissioni dal suo ruolo di insegnante, soprattutto per coerenza alle sue idee politiche (si rifiuta di insegnare in un collegio trasformatosi in Imperial Regio, sotto stretto controllo dell'autorità austriaca), la municipalità di Lodi ed i semplici cittadini intervengono in suo aiuto disponendo sussidi economici a suo favore.
    La particolare, e per certi aspetti eccentrica, figura di Paolo Gorini si manifesta in tutta la sua peculiarità fin dagli albori della sua attività scientifica. Ad esempio, applicandosi nel campo della matematica, quella pura in particolare, afferma - anche se poi studiosi posteriori lo smentiscono - di essere arrivato alla presunta soluzione dell'ultimo teorema di Fermat, annoso problema matematico che da lungo tempo affascina studiosi di tutta Europa. E' soprattutto nel campo della geologia, però, che Gorini inizia a diventare noto al grande pubblico, conquistandosi il rispetto di eminenti studiosi del tempo. Totalmente isolato dal resto della comunità scientifica, soprattutto a causa di una situazione economica abbastanza precaria che lo impossibilita sia a viaggiare che a comprarsi i libri dei più eminenti scienziati del tempo, e in rapporti abbastanza blandi con i gabinetti scientifici lombardi in particolare e italiani in generale, riesce tuttavia ad applicarsi allo studio delle scienze della terra con grande dedizione e rigorosità. Si cimenta in un'originale teoria tettonica, compie numerosi studi e sviluppa teorie sull'orogenesi, ma soprattutto si cimenta nella "geologia sperimentale". Il concetto di fondo è molto semplice: apprese le nozioni ed i processi fondamentali della formazione delle montagne sarebbe stato possibile far nascere una montagna in laboratorio, seppur di dimensioni più modeste. Con queste sue stravaganti idee, seppur scientificamente rigorose, non tarda a farsi una nomea di scienziato "pazzo", sebbene a Lodi e dintorni il rispetto e la stima nei suoi confronti crescano contestualmente al diffondersi delle sue teorie. Paolo Gorini sceglie dimora eletta per i suoi esperimenti un laboratorio presso San Nicolò, un posto "magico", ricco di suggestioni e atmosfere: lo scienziato lavora immerso in un ambiente in costante penombra, circondato da crogioli e fornaci che ne mettono a serio repentaglio l'incolumità quando esplodono con fragorosi boati, liberando odori pestilenziali e sostanze di dubbia composizione. Ingredienti delle alchimie di Gorini sono zolfo, elemento base al quale vengono aggiunti olii, estratti di limone, canfora, tabacco, cipolle, varie sostanze chimiche e ... pezzi di cadaveri precedentemente trattati. Nonostante indubitabili "stranezze", Paolo Gorini sa imporre le proprie teorie in campo geologico, creando veramente montagne e vulcani dal nulla, seppur di modesta entità e dimensione, semplicemente sperimentando e migliorando le sue teorie volta per volta (esistono fotografie e stampe d'epoca che testimoniano, in più occasioni, questi esperimenti tentati per le vie di Lodi, davanti agli sguardi esterrafatti e ammutoliti dei passanti). Proprio la sua crescente fama lo porta a stringere rapporti con il conte Luigi Cibrario, ministro di Stato e segretario del re, che riesce a fargli avere una pensione dall'Ordine dei Santi Maurizio e Lorenzo ed il titolo di cavaliere dell'Ordine d'Italia. Anche grandi patrioti come Garibaldi, Bixio e Missori iniziano a stringere stretti rapporti con lui. Più in generale, la sua fama lo porta sempre più in contatto con esponenti del notabilato lombardo, gente illustre e importante soprattutto negli ambienti scientifici. La nomea di personaggio stravagante però non lo abbandona. Soprattutto bigotti in stretti rapporti con l'autorità ecclesiastica non perdono occasione per criticare e denigrare la sua attività e ben presto inizia anche a diffondersi la notizia che, bussando alla porta del suo laboratorio, si può venir accolti da una delle sue mummie.
    Nel 1842 inizia l'attività sperimentale finalizzata alla ricerca di un metodo scientifico che garantisca la conservazione dei corpi animali, cosicché sia evitato il progresso di putrefazione. Per Gorini le potenzialità insite in una tale scoperta sarebbero state immense: si sarebbe potuto conservare integralmente un cadavere per scopi scientifici o di ricerca, si sarebbe potuto conservare la carne rendendola commestibile più a lungo, si sarebbe permesso ai congiunti di conservare l'immagine "viva" del caro estinto, si sarebbero potute creare delle "opere d'arte" da tramandare ai posteri. Occorre fare una precisazione: Gorini non si dedica allo studio di veri e propri processi di imbalsamazione (operazione tendente a conservare i corpi dopo la morte con procedimenti fisici, chimici e biologici mirati a sottrarre forti quantitativi di liquidi dal cadavere per inibire i processi di decomposizione, mantenendo il più possibile intatta la fisionomia) quanto allo studio ed alla ricerca di un metodo di pietrificazione (sostituzione dei liquidi corporei con sali destinati a solidificarsi con il tempo), giudicata migliore per raggiungere gli scopi che si è prefissato. L'intraprendere un'attività così particolare non può non creare una serie di problemi da risolvere. Si tratta, innanzitutto, di trovare un luogo abbastanza ampio, poco costoso, isolato dalla città ed abbastanza vicino all'ospedale per potersi rifornire con facilità di cadaveri freschi. Ma problemi maggiori sono legati a questione di carattere sanitario ed etico-religioso. L'autorità sanitaria di Lodi non può tollerare che corpi di defunti e resti umani vengano maneggiati per stravaganti finalità scientifiche. Il rischio di causare epidemie è più che concreto ed i divieti e limiti imposti all'attività di Paolo Gorini possono essere superati solo con l'accondiscendenza di funzionari corrotti o l'aiuto disinteressato di medici, amici dello scienziato, che, sfidando le autorità, lo riforniscono continuamente. Ma ben maggiore è l'opposizione della chiesa lodigana. Questioni di ordine etico vengono ribadite con forza per sostenere la "peccaminosità" degli atti empi perpetrati dal Gorini sulle spoglie mortali di coloro che in vita sono stati, nella maggior parte dei casi, cristiani credenti e praticanti. Le autorità ecclesiastiche non possono tollerare quello scempio, contrario, a loro giudizio, ai dettami evangelici e, nell'impossibilità di fermare le ricerche scientifiche dello scienziato con argomentazioni religiose o morali, non esitano a denunciarlo al governo austrico nel corso del 1843. Tuttavia, sul piano concreto, l'azione delle autorità si dimostra più che altro simbolica e gli esperimenti di mummificazione possono continuare, pur tra inevitabili problemi logistici da superare, mentre, nel contempo, si affinano le alchimie e gli studi sulla pietrificazione. Gorini si rifornisce all'ospedale di Lodi, riuscendo ad ottenere soprattutto i cadaveri di sbandati, vagabondi o poveri contadini le cui salme non vengono richieste dalle rispettive famiglie per la celebrazione dei funerali. Inoltre, riesce anche ad ottenere i corpi deformati dalle più svariate malattie di bambini e ragazzi, la cui pietrificazione sarebbe poi servita, a suo giudizio, per creare modelli anatomici per lo studio e la ricerca. Proprio per questo motivo riesce ad accattivarsi le simpatie di alcuni medici ed infermieri che, sfidando in più di un'occasione le autorità, non smettono mai di aiutarlo, sostenendo come meglio possono la sua attività di ricercatore, soprattutto per le indubbie finalità pratiche che questa avrebbe potuto arrecare al mondo scientifico. Con il tempo gli studi e gli esperimenti sulla pietrificazione raggiungono livelli molto elevati, tanto che Paolo Gorini può a buon diritto vantarsi di aver raggiunto i suoi scopi: garantire l'integrità dei corpi e preservare molto a lungo nel tempo la mummificazione. Il sistema per arrestare la putrefazione dipende molto dalla capacità di agire sui liquidi organici del corpo, alterandoli chimicamente. Il procedimento di pietrificazione può essere sintetizzato in questi cinque punti fondamentali:
    1) Definizione delle sostanze più idonee al fine preposto, da scegliersi accuratamente in quantità e dosaggio adeguato ai corpi da pietrificare.
    2) Sperimentazione su parti di cadavere del procedimento per poi passare alla pietrificazione vera e propria sul corpo intero.
    3) Immersione del corpo, per un periodo variabile di diversi giorni, in un liquido particolare contente i sali per la pietrificazione, affinchè questi siano assorbiti dai tessuti, sostituendosi lentamente ai liquidi organici.
    4) Conservazione, della durata massima di parecchi mesi, dei corpi così trattati. Questi si dimostravano flessibili e sezionabili per molto tempo, non presentando i sintomi tipici di rigor mortis.
    5) Per arrivare alla pietrificazione vera e propria il cadavere doveva essere essicato, dopo aver causato, attraverso vari procedimenti chimici, una drastica diminuzione del volume corporeo.
    L'opera di Paolo Gorini non tarda ad avere una certa eco anche fuori dai ristretti confini lodigiani. Ne è prova il fatto che viene chiamato più volte a mummificare le spoglie di personaggi molto famosi: mons. Gaetano Benaglia, ex vescovo di Lodi, da sempre affascinato dalle arti di Gorini nonostante il suo importante ruolo all'interno della chiesa, e Giuseppe Mazzini. Nel 1872 Gorini inizia a mutare prospettiva: dopo una vita dedicata a scoprire i mezzi più adatti ad evitare lo scempio della decomposizione dei cadaveri ricorrendo a complicati procedimenti che mantengano contemporaneamente i corpi nel modo più similare possibile al loro spetto in vita, decide di trovare il modo di distruggere le spoglie umane prima del sopraggiungere della putrefazione. Dapprima inventa un "liquido plutonico" che scioglie letteralmente i corpi, ma questo procedimento viene presto abbandonato perchè esageratamente costoso e troppo complicato da realizzarsi, poi si dedica allo studio delle tecniche di cremazione/combustione, arrivando anche ad inventare e brevettare il moderno forno crematorio. L'interesse goriniano in questo campo non è da ascriversi a sole preoccupazioni scientifiche, ma a più sostanziali questioni igienico-sanitarie. Trovare un metodo per scongiurare il sovraffollamento delle salme nei cimiteri e per preservare la città dei vivi da quella dei morti (dopo l'editto di Saint Cloud del 1804 è fatto obbligo ai Comuni di costruire i campisanti oltre il recinto delle abitazioni, ma, a fine Ottocento, sono ancora molto numerosi le città e i paesi che hanno i cimiteri accanto alla piazza principale o di fianco alla chiesa parrocchiale) è avvertito da Gorini come una sorta di dovere morale al quale lui, come scienziato, non può sottrarsi, soprattutto per le grandissime implicazioni sociali e igieniche in gioco. Decisi ostacoli alla sua opera ed alle sue ricerche vengono ancora una volta dall'autorità religiosa. E' inconcepibile che un dono di Dio, le spoglie mortali un tempo animate dal soffio vitale dell'anima, siano annientate in questo modo. Inoltre anche più sostanziali considerazioni di ordine teologico rischiano di essere messe seriamente in dubbio ammettendo la legittimità della cremazione. Tuttavia i progressi fatti da Gorini in questo campo non si arrestano: nel 1875 viene eseguita a Lodi la prima cremazione ed il 6 settembre del 1877 viene inaugurato al cimitero di Riolo il Crematorio Lodigiano, primo esempio concreto di forno crematorio moderno. Oltre le sue esperienze in campo scientifico, Gorini è attivo patriota durante il periodo Risorgimentale. La sua salute malferma gli impedisce di prendere parte attiva alle battaglie contro gli Austriaci, ma non per questo rimane estraneo alle attività cospirative. Intellettuale più che uomo d'azione, non esita a proporre teorie e ad ideare strategie di lotta, soprattutto nel 1848 quando prende parte, elaborando un modernissimo e complicato sistema di mine "radiocomandate", alla difesa di Lodi dopo la riconquista austriaca di Milano. Il suo ideale politico è grandemente influenzato dalle teorie mazziniane, delle quali accetta e approva soprattutto l'idea di un'Italia unita e laica, ma nutre sincere simpatie anche per Garibaldi, sebbene rigetti alcune posizioni troppo "socialisteggianti". Un'altra caratteristica di Gorini è il suo dichiarato laicismo. Profondamente scettico alle verità di fede e spinto alle più estreme posizioni dell'ateismo, per questo motivo non tarda ad inimicarsi i membri della chiesa cattolica lodigiana che, soprattutto dopo la sua morte, si scagliano con forza contro il suo operato e le sue ricerche. A complicare il quadro probabili contatti con gli ambienti massonici lombardi, anticlericali per eccellenza. Occorre fare una precisazione: non esistono documenti comprovanti i rapporti tra Gorini e la Massoneria, ma una simbologia di chiaro stampo massonico presente sulla sua tomba dovrebbe essere certa testimonianza di legami intercorrenti tra frange della Massoneria milanese e lo scienziato lodigiano. Comunque sia, anche se solo voci, le posizioni ideologiche di Gorini sono motivo di scandalo per i benpensanti e bigotti ambienti religiosi della bassa Lodigiana, ulteriore bersaglio dei violenti e sterili attacchi del clero di Lodi.
    Con la fine degli anni Ottanta l'attività scientifica e sperimentale di Paolo Gorini si impoverisce progressivamente e, anche se è costantemente e attivamente impegnato su più fronti, un lento ed inevitabile declino fisico lo porta alla morte il 12 febbraio 1881.

      La data/ora di oggi è Sab 19 Ago 2017 - 4:39